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Il Kimono bianco

Da quasi quarant’anni vivo le arti marziali, e una cosa non è mai cambiata: il valore del kimono bianco.
Un colore scelto all’inizio non per filosofia, ma perché era semplicemente il più economico da produrre.
E proprio da quella semplicità è nata l’idea della purezza: purezza d’intenti, purezza dell’anima, un cuore candido davanti alle difficoltà della vita.Oggi però vedo di tutto: kimono mimetici, rosa, verdi, multicolore, kimono con animali, scritte giapponesi, kimono dei Jedi, kimono di Batman.
Divertenti, sì.
Ma lontani dall’essenza marziale.È vero: in alcune discipline il colore del kimono ha un valore storico, legato all’evoluzione della scuola.
E in certe occasioni — dimostrazioni, pratica delle armi, tradizioni specifiche di alcune scuole di karate — un kimono colorato è perfettamente accettato.
Ma nella pratica quotidiana, il kimono dovrebbe tornare a essere bianco.Per un motivo semplice:
sul bianco si vede tutto.
La pulizia, la cura, il rispetto.
Un kimono sporco si nota subito, e questo educa più di mille parole.Qualche mese fa, nella base americana di Aviano, ho visto un bambino piangere perché il suo compagno aveva un kimono blu e lui no.
Aveva già un bianco e un nero, ma non bastava.
Piangeva per “il blu”.Eppure nel mondo ci sono bambini che praticano judo o jiu-jitsu senza tatami, senza magliette, senza nulla.
Quella scena mi ha colpito profondamente.
Mi ha ricordato perché, nella mia scuola, chiedo a tutti di iniziare con un kimono bianco, e perché nei raduni ufficiali preferisco che tutti lo indossino.Perché il kimono non è un trofeo.
Non è moda.
È uno strumento di pratica, educazione e crescita.Ritrovare il bianco significa ritrovare l’essenza:
semplicità, decoro, rispetto del denaro, e soprattutto l’idea che sul tatami siamo tutti uguali.

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Mantova: esami di Karate

Sabato 23 maggio ho avuto il piacere di essere a Borgovirgilio, Mantova, per presiedere agli esami di graduazione degli allievi di Mattia Pedrazzoli Sensei.
Tre ore intense, ricche di concentrazione, emozione e spirito marziale.

Dai più piccoli di 6 anni fino agli adulti, tutti hanno mostrato una determinazione sorprendente.
Durante i Kumite finali ho visto scambi tecnici maturi, coraggiosi, e momenti che raccontano meglio di mille parole la crescita di questa scuola.

Un grande applauso a Sensei per il suo lavoro instancabile e agli allievi per l’impegno che li ha portati a questi risultati.
La Kyokushin Kenbukai cresce, e lo fa nella direzione più importante: tecnica, cuore e valori.

Osu!

Andrea Stoppa Shihan

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La difesa personale è una cosa seria!

La difesa personale è una cosa seria.
Non si improvvisa, non si incastra tra mille attività, non si riduce a un “mini-corso” per sentirsi più tranquilli.

Se vogliamo che i nostri figli siano davvero più sicuri, dobbiamo offrirgli tempo, costanza e un percorso autentico, non un’illusione.

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Campionato italiano BJJ

Nonostante infortuni, assenze e categorie di peso superiore, i nostri atleti hanno dato tutto: medaglie, esperienza e orgoglio. Abbiamo contribuito ancora una volta al 1º posto di Tribe Jiu-Jitsu Italia nel campionato più importante della stagione!

Oss 🥋🔥

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Arti marziali dopo i 50 anni

Negli ultimi anni vedo sempre più persone over 50 avvicinarsi al Karate o al Jiu-Jitsu. Arrivano da altri sport, spesso molto allenati, ma scoprono presto che la preparazione marziale è un mondo a parte.
Il corpo parla un’altra lingua: le articolazioni chiedono rispetto, la fatica cambia ritmo, la mente deve imparare a stare nel combattimento.

Ricordo un uomo di 53 anni che mi chiese cosa servisse per iniziare. Gli dissi tre cose semplici:
certificato medico, buona volontà e consapevolezza dei propri limiti.
Due anni dopo è ancora qui, costante, attento, sereno. Arriva prima, si allunga, gestisce le energie, affronta il kumite con calma. Non perché “è forte”, ma perché si ascolta.

Dopo i 50 anni non è mai troppo tardi.
Serve solo accettare che il corpo ha una storia, e che va trattato con rispetto.
Il resto lo fa la pratica, un passo alla volta.