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Maggio 2026

150 150 ASD Centro Studi Arti Marziali

Riflessioni condivise sulla pratica: contributo di Spongia Sensei

Da insegnanti di arti marziali, abbiamo il privilegio e la responsabilità di custodire e trasmettere un patrimonio tecnico e umano straordinario. Per questo ho deciso di inaugurare qui un percorso di collaborazione con quei maestri che sento più vicini al mio modo di vivere e insegnare le arti marziali.Il mio ringraziamento va al Maestro Paolo Spongia, ottavo dan di Karate Goju-Ryu e responsabile italiano della IOGKF, che con grande generosità mi ha concesso di ripubblicare un suo testo. È un onore poter condividere il pensiero di un maestro di tale esperienza e sensibilità.Spero che questa iniziativa sia gradita ai lettori e che possa diventare un ponte tra scuole, stili e praticanti, nel segno del rispetto e della crescita reciproca.

Tratto dal libro : ‘La Forma del Vuoto: Riflessioni su Zen e Arti Marziali’ di Paolo Taigô Spongia ed. Mediterranee

Il grande Jigoro Kano Sensei affermava che l’obiettivo primario della nostra Pratica dell’Arte Marziale è quella di ‘ricercare il miglior impiego dell’energia’ Seiryoku Zen’yo 精力善用e lo facciamo ‘perchè il beneficio sia mutuo e reciproco’ Jita Kyoei 自他共栄.E riassumeva questi due principi nella massima:’essere forti per essere utili’Cerco di insegnare ai miei allievi e di mettere in pratica nella mia vita che allenarsi strenuamente solo per affermare il proprio ego è peggio che non praticare affatto.Nella Pratica dell’Arte Marziale forgiamo la nostra mente ed il nostro corpo a quale scopo?Solo con la finalità di doverci difendere combattendo ? (che è davvero l’ultima risorsa quando non si è stati in grado di fare altro…) Semmai dovesse capitarci, una volta nella vita ? (se vi capita più spesso dovreste chiedervi se non sono gli altri a doversi difendere da voi…).Sarebbe tempo perso, non perchè la tecnica non sarebbe efficace ma perchè senza i presupposti di cui sopra non sareste in grado di applicarla al momento giusto e nella giusta situazione e fareste più danni che altro (soprattutto a voi stessi).’Essere forti per essere utili’ significa portare avanti il proprio compito ogni giorno, affrontando con fiducia ed energia ogni difficoltà e avere il coraggio di non distogliere lo sguardo di fronte all’ingiustizia e alla prepotenza, soprattutto quando sono espressi nei confronti degli altri, dei più deboli.Invece di preoccuparvi solo della vostra inutile incolumità ergetevi come dei giganti di fronte all’arroganza e all’ingiustizia!Se non avete maturato questo coraggio e quest’attitudine verso la vita il vostro aver imparato a tirare calci e pugni non ha alcun valore.”La paura non impedisce di morire, impedisce di vivere”

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Vincere in gara o nella vita?

Molti anni fa, in occasione di una gara organizzata da un mio ex allievo, un mio studente subì una serie vergognosa di falli durante il suo incontro. L’avversario, anch’egli proveniente dalla palestra del mio ex allievo, non fu mai sanzionato, né richiamato dal suo insegnante, né tantomeno dall’arbitro, appartenente alla stessa organizzazione.Ho impiegato molti anni a comprendere come sia stato possibile che un atleta e il suo maestro arrivassero a commettere falli in gara, e che un arbitro potesse essere così cieco da non intervenire. Alla fine, ho capito il motivo: il loro errore è stato spalancare le porte delle palestre a insegnanti che si vantavano apertamente di fare falli, sostenendo che in questo modo l’avversario si sarebbe ricordato di loro.Ma questo non è budo, né tantomeno combattimento da strada. È un totale tradimento del rispetto, dell’educazione marziale e dell’onore, perché nelle arti marziali l’onore è tutto. L’onore è rispetto per se stessi e per le regole. Il combattimento è una ritualizzazione di un evento reale, e proprio per questo va affrontato con onore: si vince rispettando le regole e l’avversario. Se non lo fai, sarai un perdente per sempre, nel dojo e nella vita.E proprio in questo spirito, uno dei motivi per cui seguo la scuola Kyokushin Kenbukai è la perfetta aderenza agli ideali del Budo dei suoi insegnanti e praticanti. Qualche anno fa, in occasione di una gara in Croazia, Masahiro Kaneko, Kaicho della nostra organizzazione, mi mandò un messaggio: «Buona fortuna, che vinciate o perdiate, non dimenticatevi i valori del Budo.»Questa è la via delle arti marziali. Questo è il modo corretto di insegnare lo sport e la disciplina.