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Giugno 2026

150 150 ASD Centro Studi Arti Marziali

Giappone 2026: quarto giorno

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La notte insonne, complice il jet lag, sembrava voler compromettere la giornata.
Mi sono svegliato con il corpo pesante e la mente sospesa, ma proprio quella fragilità ha aperto lo spazio per un’esperienza marziale più profonda.


La mattina con Ito Sensei, decimo grado di Taikiken, è stata un lavoro sulla percezione: movimento non telegrafato, uso del corpo senza forza muscolare, controllo dell’intenzione. In quello stato di stanchezza, questi principi non erano solo teoria: erano l’unico modo possibile di muoversi.

La sera, con Kaneko Kaichō della Kyokushin Kenbukai, ho ritrovato gli stessi concetti espressi attraverso un’altra via: radicamento, essenzialità, verità del gesto.


Due maestri diversi, due scuole lontane, eppure la stessa direzione.

Nonostante la fatica, sono uscito dalle lezioni con più energia di quanta ne avessi all’inizio.

È questo che fanno i maestri veri: non ti danno forza, ti risvegliano.

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Giappone 2026: terzo giorno

Tre allenamenti, un’unica direzione: crescere nella ViaOggi è stata una giornata intensa, ricca di studio e di incontri preziosi. Tre allenamenti, tre maestri, tre scuole diverse ma unite dallo stesso spirito: cercare la verità del corpo, della tecnica e del cuore.

🌿 Taikiken con Ito Sensei

La mattina si è aperta con la pratica del Taikiken sotto la guida di Ito Sensei.
Un allenamento profondo, centrato sull’ascolto del corpo, sull’equilibrio interno e sulla capacità di generare forza senza irrigidirsi.

Il lavoro sulle posizioni, sui passi e sulle sensazioni ha creato un clima di grande concentrazione.


Allenarsi con Ito Sensei è sempre un privilegio: ogni dettaglio diventa un insegnamento, ogni correzione apre una nuova prospettiva.

🥋 Kyokushin Kenbukai con Masaki Sensei

Il secondo allenamento della giornata è stato dedicato al Kyokushin Kenbukai, con Masaki Sensei.
Un lavoro energico, rigoroso, che ha unito kihon, kata e applicazioni, sempre con quella attenzione alla qualità del movimento che caratterizza la scuola.

Tennen Rishin Ryū con Kato Sensei

La giornata si è conclusa con due ore e mezza di studio nella Tennen Rishin Ryū.
Un allenamento intenso sul primo kata di Iai Jutsu della scuola e sulle tecniche di Jujutsu per impedire che la spada venga sottratta.

Ringrazio profondamente Kato Sensei e tutti gli allievi per la grande disponibilità e cortesia nei miei confronti: l’atmosfera è stata accogliente, rispettosa, e ogni momento sul tatami ha avuto un valore speciale.Un ringraziamento sincero va anche all’a

mico Sandro Furzi, che ha condiviso la sua esperienza con me e mi ha supportato con le sue preziosissime traduzioni.

La sua presenza ha reso lo studio ancora più ricco e significativo.

Una giornata che resta nel cuoreTre allenamenti, tre scuole, tre modi diversi di vivere il Budō.
Ognuno ha lasciato un segno, un insegnamento, un passo avanti nel cammino.
Giornate così ricordano perché si pratica: per crescere, per incontrare, per imparare a essere presenti.

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Giappone 2026: secondo giorno

Allenarsi a Tokyo nella Tennen Rishin Ryū, sotto la guida di Kato Sensei, significa entrare in un ritmo diverso: più essenziale, più rigoroso, più onesto. Con Sandro Furzi abbiamo trascorso tre ore intere ripetendo una singola tecnica.
Tre ore.
Una sola tecnica.
È proprio questo il punto:
in Giappone non vengo per “fare tanto”, vengo per imparare bene.
Non cerco di accumulare movimenti, cerco di comprendere la radice di ciò che sto studiando.
La ripetizione diventa un ponte:
tra il gesto e l’intenzione,
tra la forma e il principio,
tra la tecnica e il carattere.Allenarsi così, senza fretta e senza distrazioni, è un privilegio. È il modo più diretto per apprezzare la profondità della scuola e la trasmissione di Kato Sensei: precisa, sobria, priva di ogni superfluo.Non sono qui per “abbuffarmi”.
Sono qui per assaporare la tecnica, lentamente, con rispetto.

Andrea Sensei

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Giappone 2026

Primo giorno di allenamento in Giappone per Andrea Shihan, e prime riflessioni su un mondo e su una cultura diversa dalla nostra:

In Giappone ogni lezione è un ponte: tra lingue diverse, tra modi di percepire il corpo, tra sensibilità che si incontrano sul tatami.
So quanto possa essere difficile insegnare a un ospite, e proprio per questo non do nulla per scontato.
Grazie Masaki Sensei per questa bellissima prima lezione: un inizio che porterò con me per tutto il viaggio.
Osu.

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La via, non il traguardo

Pratico le arti marziali dal 1987.

In quasi quarant’anni di allenamento, una delle cose su cui più spesso vedo confusione è l’aspetto spirituale dell’arte marziale.

Molti pensano che “spirituale” significhi religioso, psicologico o addirittura mistico.

In realtà non è nulla di tutto questo.

Lo spirito nelle arti marziali non riguarda una fede particolare, né un sistema di credenze.

È qualcosa di molto più semplice e allo stesso tempo più profondo: la ricerca di sé stessi.

Le arti marziali possono essere praticate da chiunque, credente o non credente.

La ricerca interiore è indipendente dalla religione.

È un lavoro personale, silenzioso, continuo.

La domanda più difficile: “Sei felice”.

Negli ultimi anni, forse perché l’età porta con sé un’aura di maturità, mi viene chiesto spesso se io sia felice.

Anche stamattina, al parco, una signora mi ha chiesto se gli esercizi che stavo facendo servissero a “trovare la felicità”.

È una domanda difficile.

Io sono felice mentre mi alleno:perché sono all’aperto,

perché continuo gli insegnamenti dei miei maestri,

perché cerco la perfezione tecnica,

perché sento il corpo e la mente lavorare insieme.

Ma le mie ansie, le mie paure, i miei problemi non spariscono.

Sono sempre lì, alle mie spalle, come forze che si affrontano e si osservano.

Non li metto da parte per poi riprenderli dopo:uso la pratica per imparare ad affrontarli.

Non la ricerca della felicità, ma la ricerca di séL’arte marziale non è un percorso per isolarsi dal mondo o per rifugiarsi in una felicità artificiale.

È un cammino di miglioramento personale, lento, lungo, spesso faticoso.

Per questo si parla di Dō, la Via.

Non esiste un punto di arrivo.

Esiste solo il passo successivo.

E ogni passo è un modo per conoscersi meglio, per diventare più stabili, più centrati, più veri.