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Vincere in gara o nella vita?

Molti anni fa, in occasione di una gara organizzata da un mio ex allievo, un mio studente subì una serie vergognosa di falli durante il suo incontro.

L’avversario, anch’egli proveniente dalla palestra del mio ex allievo, non fu mai sanzionato, né richiamato dal suo insegnante, né tantomeno dall’arbitro, appartenente alla stessa organizzazione.

Ho impiegato molti anni a comprendere come sia stato possibile che un atleta e il suo maestro arrivassero a commettere falli in gara, e che un arbitro potesse essere così cieco da non intervenire. Alla fine, ho capito il motivo: il loro errore è stato spalancare le porte delle palestre a insegnanti che si vantavano apertamente di fare falli, sostenendo che in questo modo l’avversario si sarebbe ricordato di loro.

Ma questo non è budo, né tantomeno combattimento da strada. È un totale tradimento del rispetto, dell’educazione marziale e dell’onore, perché nelle arti marziali l’onore è tutto. L’onore è rispetto per se stessi e per le regole. Il combattimento è una ritualizzazione di un evento reale, e proprio per questo va affrontato con onore: si vince rispettando le regole e l’avversario. Se non lo fai, sarai un perdente per sempre, nel dojo e nella vita.

E proprio in questo spirito, uno dei motivi per cui seguo la scuola Kyokushin Kenbukai è la perfetta aderenza agli ideali del Budo dei suoi insegnanti e praticanti.

Qualche anno fa, in occasione di una gara in Croazia, Masahiro Kaneko, Kaicho della nostra organizzazione, mi mandò un messaggio: «Buona fortuna, che vinciate o perdiate, non dimenticatevi i valori del Budo.»

Questa è la via delle arti marziali. Questo è il modo corretto di insegnare lo sport e la disciplina.

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La consapevolezza della pratica

Io sento una grande responsabilità nella mia formazione personale e nell’addestramento quotidiano.
Perché la consapevolezza della pratica è ricordare, in ogni momento, che dietro a ogni nostro gesto c’è l’impegno e il sacrificio di chi ci ha preceduto.

Il gesto consapevole è gratitudine in movimento.

–Andrea Stoppa Shihan

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Differenze tra Yi Quan, I Ken e Tai Ki Ken

1) Yi Quan (意拳) – Il sistema originale cinese- Creato da Wang Xiangzhai.

– Basato su zhanzhuang, shi li, mocabu, fali, tuishou, sanshou.

– Approccio interno, scientifico, senza forme codificate.

– Obiettivo: sviluppare intenzione, struttura, forza interna e reattività naturale.

—2) I Ken / I Chuan / I Quan

– Solo un altro nome per Yi Quan

– È la traslitterazione giapponese di Yi Quan. – Non è uno stile diverso: indica lo stesso sistema di Wang Xiangzhai.

– In Giappone però si è sviluppata una situazione particolare, perché lo I Ken è stato insegnato da maestri cinesi a praticanti giapponesi già immersi nel budo.

—🇯🇵 Le due correnti giapponesi dello I Ken

A) Lo Yi Quan insegnato dal Maestro Sun Li (in Giappone chiamato Son Ri) che ha trasmesso lo Yi Quan in modo molto fedele all’originale cinese.

– Tuttavia, il suo metodo didattico in Giappone ha ricevuto una forte influenza dal Kyokushin Karate.

– Risultato:

– struttura delle lezioni più “marziale” e lineare, – enfasi su postura, radicamento e fali,

– adattamento alla mentalità del dojo giapponese,

– maggiore attenzione al combattimento rispetto alle scuole cinesi più “salutistiche”.

È la corrente più “pura” ma con un’impronta Kyokushin-style nell’insegnamento.

—B) Lo I Ken insegnato da Son Ri all’interno di scuole che già praticavano Tai Ki Ken

– Alcuni dojo giapponesi che già praticavano Tai Ki Ken hanno invitato Son Ri per integrare lo Yi Quan.

– In questi contesti, lo I Ken è stato fuso con la metodologia del Tai Ki Ken.

– Risultato:

– comparsa di esercizi originali, non presenti né nello Yi Quan cinese né nel Tai Ki Ken classico,

– maggiore dinamismo,

– lavoro su spostamenti, colpi circolari e sensibilità,

– un sistema ibrido, molto pratico e orientato al combattimento.

Questa corrente è la più “creativa” e rappresenta una sintesi giapponese tra Yi Quan e Tai Ki Ken.

–3) Tai Ki Ken (大気拳) – L’adattamento giapponese- Creato da Kenichi Sawai, dopo aver studiato con Yao Zongxun (allievo diretto di Wang Xiangzhai).

– Sawai non ricevette l’intero curriculum interno dello Yi Quan, quindi lo completò con: – concetti del budo giapponese,

– lavoro sul tanden,

– principi di judo, kendo e karate.

– Risultato:

– stile molto orientato al combattimento, – movimenti circolari, guardia mobile, colpi esplosivi,

– esercizi propri (come tanren dinamici e passi caratteristici).

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Pensieri sulla pratica

Ricorda.

Persegui sempre l’obiettivo dell’equilibrio interiore.

Accetta consigli soltanto da chi può essere esemplare, come il tuo maestro.

Le tue battaglie, combattile da solo e senza l’aiuto di nessuno. Ne uscirai più forte e indipendente, come sa fare lo Scorpione migliore.

Taglia qualsiasi rapporto con chi non è stato onesto e trasparente come tu lo sei stato con lui.

Non hai bisogno di regolare le tue emozioni, specie sui social.

“Non esistono mille modi per combattere, ne esiste soltanto uno: vincere.”

Martino Montanaro

Sensei, cintura nera 2 Dan

Istruttore Karate Kyokushin Kenbukai presso il dojo di Pordenone.

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BJJ – Corso a Padova

Sabato 25 Aprile è stata una giornata di formazione per il nostro Maestro Andrea e per il nostro allievo Alexandro Puiatti, che si sono recati a Padova per il ventennale della fondazione della locale sede Tribe, “festeggiato” con un seminario sui passaggi in pressione, tenuto dal Maestro Federico Tisi.

Ogni occasione è buona per imparare, anche in un giorno festivo!

Go Tigers, go Tribe!