Zen e arti marziali

Ho iniziato a praticare gli esercizi del Ritsu Zen intorno al 1993, senza immaginare che quei primi momenti di immobilità apparente avrebbero tracciato una linea così profonda nella mia vita. All’epoca non cercavo nulla di particolare: solo un modo per ascoltare meglio il mio corpo, per trovare un punto fermo dentro il movimento continuo delle giornate.
Nel 1997, mentre il mio percorso nel Judo si avvicinava alla sua naturale conclusione, sentii il bisogno di esplorare qualcosa di diverso. Fu allora che incontrai un maestro cinese che, osservandomi, decise di insegnarmi lo I-Ken. Disse che era più adatto a me rispetto al Tai Chi Chuan, e forse aveva visto qualcosa che io ancora non sapevo riconoscere. Con lui imparai soprattutto il palo retto e le tecniche di combattimento: essenziali, dirette, prive di ornamenti. Da lì iniziò un cammino che non si è più interrotto.
Negli anni successivi ho seguito diversi maestri, in Italia e all’estero. Ogni incontro aggiungeva un tassello, una sfumatura, un modo diverso di percepire la stessa energia. I miei numerosi viaggi in Giappone mi hanno poi permesso di approfondire non solo lo I-Ken, ma soprattutto il Taikiken, che è diventato una parte fondamentale del mio modo di praticare e di comprendere il movimento.
Oggi il mio intento è semplice e allo stesso tempo ambizioso: continuare a praticare e condividere ciò che ho imparato. Vorrei aiutare le persone a scoprire quanto la meditazione possa essere una presenza concreta nella vita quotidiana, e come attraverso questi stili sia possibile far emergere le proprie capacità marziali, indipendentemente dall’età. Perché la forza non è solo un fatto fisico: è un modo di stare nel mondo, di respirare, di ascoltare, di essere presenti.
–Andrea Stoppa Sensei



