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Zen: corpo/mente immutabili

L’immobilità consapevole è una pratica centrale nello Zen e nelle arti interne: non è semplice quiete, ma una presenza intensa e vigile. Restare fermi diventa una scelta deliberata: sospendi il movimento esterno per lasciare emergere quello interno. In questa pausa il corpo si rivela, mostrando tensioni, micro-movimenti e abitudini che normalmente sfuggono. La postura stabile offre alla mente un contenitore sicuro: i pensieri rallentano, le emozioni si chiariscono, il respiro si distende.

Con il tempo, l’immobilità passa dalla volontà all’abbandono: il corpo trova un equilibrio spontaneo, la mente smette di “tenere” la posizione. L’attenzione si fa ampia e tridimensionale, non più puntata su un singolo oggetto ma diffusa, come una luce che illumina tutto senza sforzo. Anche il tempo cambia consistenza: diventa più denso, più presente, come se ogni istante avesse più spazio.

Nelle arti marziali questa quiete è forza: radica, stabilizza, affina la percezione. Ma soprattutto è un incontro con sé stessi. Restare immobili significa restare con ciò che c’è, senza fuggire né reagire. È una forma di libertà semplice e profonda, che nasce dal coraggio di stare, pienamente, nel momento presente.

(Nella foto: Sawai Kenichi Sensei, fondatore del Tai Ki Ken)