• +39 347 8745605 segreteria@shinbudokai.it

150 150 ASD Centro Studi Arti Marziali

I nostri soci: Matteo e il karate

Matteo ha ottenuto la cintura nera nel 2019, dopo un duro esame con Kaicho Masahiro Kaneko , il quale ha dimostrato apprezzamento per il suo atteggiamento e la sua tecnica.

Matteo, anzi Sensei Matteo, è un punto di riferimento per tutti i praticanti della nostra associazione, sempre impegnato con il lavoro non trascura mai le lezioni e porta sempre buon spirito e buona educazione sul tatami e ha inoltre dato prova di sé in numerosi tornei nazionali e internazionali, dimostrando di avere buone capacità anche contro avversari molto più grossi o esperti.

-Grazie della tua disponibilità, puoi presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Matteo Brescanzin e sono nato Pordenone il 2 maggio del 1990.
Da allora ho sempre vissuto a Cordenons, una piccola cittadina nei dintorni di Pordenone.
-Quando hai iniziato a fare arti marziali?
Il mio cammino, il mio “do”, è iniziato verso la fine del 2010.
Sorrido nel ripensare a quel periodo della mia vita: ero alla ricerca di me stesso e di un qualche obiettivo che mi desse la forza di cambiare, sia dal punto di vista fisico che mentale.
Credo di essere stato fortunato ad imbattermi per un caso fortuito nella palestra del maestro Stoppa. Probabilmente nessuno avrebbe mai scommesso che sarei rimasto nel dojo, forse nemmeno io, ma la vita è piena di sorprese.

-Come e se è cambiato il tuo modo di vedere le arti marziali in questi anni?

Il mio modo di vedere le arti marziali è certamente cambiato negli anni, parallelamente alla mia crescita personale.
Avendo avuto la fortuna di studiare il Karate ed il Jujitsu Brasiliano (questo stile magari in maniera sporadica), sotto la guida del maestro Stoppa, mi sono imbattuto altresì in svariate federazioni e maestri che hanno lasciato la loro impronta modificando e raffinando la mia tecnica di anno in anno.

-Cosa significa per te la cintura nera e quali sono i tuoi obiettivi all’interno della palestra e nella vita quotidiana?

Vedo la cintura nera come uno dei tanti “sassolini” che ho raccolto durante il cammino che ognuno di noi intraprende quando inizia una pratica marziale. Essa non è né l’inizio né la fine del percorso.
Di obiettivi ce ne sono tanti: il raggiungimento di una sicurezza personale, la voglia di mettersi in gioco e di sconfiggere la paura dello scontro in sé, la voglia di rinnovarsi, e così via.
Col passare del tempo ed affrontando sempre nuove sfide, la mente ed il corpo cambiano e l’asticella si sposta ad un livello superiore.
Da cintura nera, certamente, uno degli obiettivi fondamentali è anche quello di aiutare i propri compagni a crescere alzando così il livello del dojo.
Per quanto riguarda la vita quotidiana, ma anche all’interno del dojo, uno degli obiettivi che mi sono prefissato è il controllo delle emozioni: ho sempre avuto qualche problema da questo punto di vista che, purtroppo, ha avuto ripercussioni sia nel mio modo di combattere, sia nella vita di tutti i giorni.
Vorrei ora ringraziare il mio maestro, Andrea Stoppa: senza di lui, non sarei l’uomo che sono oggi.