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News

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Ripresa corsi

Nel pieno rispetto delle regole stabilite dal Ministero della Sanità e dal CONI sono riprese le lezioni della nostra asd di karate e jiujitsu brasiliano per bambini, ragazzi e adulti.

Poco alla volta stiamo ritornando a essere numerosi e assidui come prima, e nuovi iscritti si stanno aggiungendo a quelli vecchi.

Vi aspettiamo!

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Karate: il calcio circolare alto

Shihan Ryosuke Shoji della Kyokushin Kenbukia, la nostra scuola di karate, dimostra come portare un calcio alto (jodan mawashi geri) in maniera efficace.
Anche se in giapponese, il video è comprensibile e utile a tutti, il bello delle arti marziali è infatti nella possibilità di apprendere attraverso il movimento del corpo e non solo il linguaggio.

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Video: tecniche di base di bjj con Federico Tisi

Una proiezione di base del bjj, single leg, spiegata nei dettagli dal Maestro Federico Tisi, fondatore e direttore tecnico di Tribe Jiujitsu Italia.

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video: l’uso della tecnica Hikite applicata al Makiwara

Un esercizio tradizionale del karate di Okinawa, il makiwara, rivisto con l’uso di qualche accorgimento per connettere la pratica a vuoto delle tecniche contenute nei kata con quella al colpitore.

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Karate: lezione su Zoom!

Su invito della federazione cilena di Karate Kyokushin Kenbukai, sabato 16 maggio, alle ore 17.00 (ora italiana), Sensei Andrea Stoppa terrà una lezione di Karate su Zoom.
Chiunque volesse partecipare è il benvenuto, contattate Sensei Andrea per i dettagli.

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I nostri soci: Matteo e il karate

Matteo ha ottenuto la cintura nera nel 2019, dopo un duro esame con Kaicho Masahiro Kaneko , il quale ha dimostrato apprezzamento per il suo atteggiamento e la sua tecnica.

Matteo, anzi Sensei Matteo, è un punto di riferimento per tutti i praticanti della nostra associazione, sempre impegnato con il lavoro non trascura mai le lezioni e porta sempre buon spirito e buona educazione sul tatami e ha inoltre dato prova di sé in numerosi tornei nazionali e internazionali, dimostrando di avere buone capacità anche contro avversari molto più grossi o esperti.

-Grazie della tua disponibilità, puoi presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Matteo Brescanzin e sono nato Pordenone il 2 maggio del 1990.
Da allora ho sempre vissuto a Cordenons, una piccola cittadina nei dintorni di Pordenone.
-Quando hai iniziato a fare arti marziali?
Il mio cammino, il mio “do”, è iniziato verso la fine del 2010.
Sorrido nel ripensare a quel periodo della mia vita: ero alla ricerca di me stesso e di un qualche obiettivo che mi desse la forza di cambiare, sia dal punto di vista fisico che mentale.
Credo di essere stato fortunato ad imbattermi per un caso fortuito nella palestra del maestro Stoppa. Probabilmente nessuno avrebbe mai scommesso che sarei rimasto nel dojo, forse nemmeno io, ma la vita è piena di sorprese.

-Come e se è cambiato il tuo modo di vedere le arti marziali in questi anni?

Il mio modo di vedere le arti marziali è certamente cambiato negli anni, parallelamente alla mia crescita personale.
Avendo avuto la fortuna di studiare il Karate ed il Jujitsu Brasiliano (questo stile magari in maniera sporadica), sotto la guida del maestro Stoppa, mi sono imbattuto altresì in svariate federazioni e maestri che hanno lasciato la loro impronta modificando e raffinando la mia tecnica di anno in anno.

-Cosa significa per te la cintura nera e quali sono i tuoi obiettivi all’interno della palestra e nella vita quotidiana?

Vedo la cintura nera come uno dei tanti “sassolini” che ho raccolto durante il cammino che ognuno di noi intraprende quando inizia una pratica marziale. Essa non è né l’inizio né la fine del percorso.
Di obiettivi ce ne sono tanti: il raggiungimento di una sicurezza personale, la voglia di mettersi in gioco e di sconfiggere la paura dello scontro in sé, la voglia di rinnovarsi, e così via.
Col passare del tempo ed affrontando sempre nuove sfide, la mente ed il corpo cambiano e l’asticella si sposta ad un livello superiore.
Da cintura nera, certamente, uno degli obiettivi fondamentali è anche quello di aiutare i propri compagni a crescere alzando così il livello del dojo.
Per quanto riguarda la vita quotidiana, ma anche all’interno del dojo, uno degli obiettivi che mi sono prefissato è il controllo delle emozioni: ho sempre avuto qualche problema da questo punto di vista che, purtroppo, ha avuto ripercussioni sia nel mio modo di combattere, sia nella vita di tutti i giorni.
Vorrei ora ringraziare il mio maestro, Andrea Stoppa: senza di lui, non sarei l’uomo che sono oggi.

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Videolezioni: I-ken e Ki-ho (Chi Kung)

Sensei Andrea Stoppa sta preparando alcune brevi videolezioni per aiutarvi nella pratica a casa.
In particolare Sensei analizzerà lo stile cino-giapponese I-ken ( sviluppatosi dall’Yi quan cinese), una delle più importanti arti marziali interne, rinomata per la sua efficacia in combattimento, ma anche come valida forma di meditazione e di sviluppo dell’energia interna.
L’I-ken è parte integrante della scuola Kenbukai, e questo metodo di allenamento è stato alla base del successo di molti allievi del Maestro Hiroshige, fondatore di questa organizzazione, tra i quali campioni mondiali e nazionali come Yamaki, Kazumi, Iwasaki, Takaku, nonché il nostro attuale caposcuola Masahiro Kaneko.
L’I-ken è inoltre un buon complemento per i praticanti di jiujitsu brasiliano, che in esso possono trovare un valido sistema di meditazione e respirazione, utile per approfondire alcuni aspetti dell’allenamento apparentemente nascosti nell’arte suave.
Sensei studia l’I-ken dal 1994 e ha potuto allenarsi in Italia, Europe e in Giappone con alcuni dei migliori maestri esistenti.

I soci della asd in regola con i pagamenti possono contattare Sensei tramite Whatsapp al numero 3478745605 e ricevere il primo filmato.

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Intervista a Sensei Stefano Agostini

Stefano Agostini è il mio Sensei di I-ken/Yi quan.
Lo conosco dal 2000 e per lungo tempo mi sono allenato al Budokan di Firenze.
Sensei è uno dei migliori studiosi, praticanti e combattenti europei di stili interni.

Infatti è tra i pochi, se non l’unico in Italia, a proporre un sistema di combattimento efficace e realistico basato sulle dinamiche di queste scuole.

Mentre molti presunti istruttori di stili interni si nascondono dietro alla ripetizione ottusa di forme più o meno artistiche, indossando splendidi pigiami satinati, senza sudare e nascondendo le loro incapacità dietro a vuoti paroloni in cui ricorre spesso la parola “energia”, Sensei Stefano non esita a indossare le protezioni e a praticare il kumite con chiunque.

La sua cultura, non solo marziale, come la sua passione per lo studio sono notevoli, vi consiglio di procurarvi i suoi libri editi dalle Edizioni Mediterranee: “Kung Fu Yi Quan, la boxe della mente “ e “I segreti delle arti marziali interne” e, se passate a Firenze, fermatevi presso il suo dojo, ne vale la pena!

– grazie della tua disponibilità Stefano, puoi presentarti ai nostri lettori?

R.: Mi chiamo Stefano Agostini, sono psicologo e psicanalista, ma da quasi

quaranta anni lavoro come insegnante professionista di Arti Marziali.

Ho praticato per circa 20 anni Karate Shotokan col M° Hiroshi Shirai,

e sono 5° Dan di Karate della Dai Nippon Butokukai.

In quel periodo ho praticato anche Judo, Kobudo, e Nippon Kempo.

Nel 1992 sono entrato nella Scuola del M° Kenji Tokitsu, e ho cominciato

il mio lungo viaggio nelle Arti Marziali Interne.

Ho praticato Tai Chi di diversi stili, Hsing I, Pa Kua, molti sistemi di Chi Kung, sono

stato uno dei pionieri europei e mondiali di Yi Quan, ho studiato Wing Chun di diverse

correnti, e BJJ con il primo campione italiano e caro amico, Roberto Galardi.

Sono stato anche il primo Italiano a seguire lo stile I Liq Chuan del M° Sam Chin,

e il primo Italiano a seguire in Giappone la Scuola Kuroda e il Metodo Hida.

Negli Stili Interni cinesi ho avuto diverse cariche, come responsabile italiano

ed europeo di diverse scuole, ma poi mi sono staccato da tutto questo, e

ora lavoro per conto mio.

Ho inoltre collaborato per molti anni con alcune importanti riviste del settore,

come “Samurai” e “Kung Fu Magazine”, e ho pubblicato per i tipi della “Edizioni

Mediterranee” due libri : “Kung Fu Yi Quan”, e “I Segreti delle Arti Marziali Interne”.

Attualmente dirigo il centro di Arti Marziali Budokan, di Firenze, e la mia

associazione, che si chiama “International Nei Jia Academy”.

– quando e perché hai iniziato le arti marziali?

R. : Ho iniziato a 12 anni. Ero sempre stato appassionato di Giappone e Arti Marziali.

Mi ero messo a cercare una palestra, e trovatala, avevo chiesto

alla mamma di venire a firmare l’iscrizione.

“Non si preoccupi, signora : in questa palestra non si è mai fatto male nessuno ! “
disse a mia madre, venuta per iscrivermi, il piccolo e famoso maestro di Judo, Elio
Sarti, uno dei pionieri della arti marziali in Toscana. Poi, quando la mamma fu uscita,
si alzò dalla scrivania e andò faticosamente verso la sala da allenamento, zoppicando
sulla protesi al ginocchio che gli avevano messo dopo un incidente di pratica.
Avevo 12 anni, e desideravo fare arti marziali da sempre. Sulla rivista Cintura Nera,
una interessante pubblicazione di Bologna, avevo letto un articolo su questa storica
palestra di Firenze, e finalmente ero riuscito a convincere i miei ad iscrivermi.
Mi ero comprato una borsa e un ottimo Judo-gi, e cominciai a frequentare il corso,
un po’ lontano da casa mia, senza disturbare oltre i miei genitori.
Oggi può sembrare strano che un ragazzino di 12 anni fosse così autonomo,
ma…erano altri tempi.
Il Judo mi piaceva, ma quello che veramente mi affascinava era la misteriosa stanza
dove facevano il Karate, un corso aperto solo ai maggiori di 18 anni.
Così, dopo un anno e mezzo, interruppi la pratica e decisi di aspettare la maggiore
età per fare quello che desideravo veramente.
A 17 anni cominciai a girare le poche scuole di Karate di Firenze, a leggere quello che
si trovava in giro, e a vedere qualche gara delle diverse federazioni, in modo da
essere sicuro di scegliere il posto migliore dove cominciare.
E finalmente, a 18 anni, cominciai la pratica del mio sogno, in una famosa scuola
affiliata all’organizzazione del Maestro Hiroshi Shirai, uno dei più grandi esperti al
mondo, che aveva scelto di insegnare in Italia.

– come hai scoperto gli stili interni?

R. : Nel 1982, una breve introduzione al Tai Chi Chuan, col Maestro Chang Dsu Yao, mi
aveva lasciato del tutto insoddisfatto, e piuttosto deluso della famosa arte cinese.
Nel 1992 accadde però qualcosa che doveva rivoluzionare completamente la mia
pratica.
Avevo seguito con molto interesse la pubblicazione di una serie di appassionanti
articoli sulla rivista Samurai, che descrivevano il lavoro di un giovane Maestro
giapponese, Kenji Tokitsu, venuto dalla mia stessa scuola di Karate, ma poi salpato
per altri misteriosi e affascinanti lidi.
Alla fine, decisi di andare a trovarlo a Milano, partecipando a uno dei seminari
italiani della sua scuola.
Il lavoro che feci in quei due giorni mi lasciò davvero senza parole : Tai Chi, Karate
classico di Okinawa, Yi Quan, Tai Ki Ken, Chi Kung, tutto proposto con una coerenza
globale, un’unità di principi, e un rigore di ricerca senza paragoni.
Comprai dieci copie del manuale tecnico della scuola “Shaolin Mon”, tornai a
Firenze, le regalai alle mie cinture nere e comunicai che da quel momento avrei
seguito il Maestro Tokitsu e la sua organizzazione, ricevendo reazioni diverse :
qualcuno decise di seguirmi, e qualcun altro se ne andò sbattendo la porta.
Ma io non potevo fare altrimenti : avevo “riconosciuto” quello che avevo cercato
per così tanti anni.
Cominciarono anni di studio “matto e disperatissimo” : c’erano tantissime cose da
imparare.
Due stili di Tai Chi, Chen Tsung e Chen, il lavoro energetico, i Kata di Karate di
Okinawa, lo Yi Quan e il Tai Ki Ken, il Ken Jutsu interno della Scuola Kuroda.
Avevo trovato la mia strada.

– e’ cambiato il tuo modo di allenarti a quando hai iniziato a praticarli?

R. : Quando cominciai a praticare i veri stili interni, il mio corpo
cominciò a rifiutare il Karate esterno che avevo fatto fino a quel momento : non
riuscivo più a muovermi in un certo modo.
Con questo non voglio dire che un sistema sia superiore all’altro : è una questione
di scelta, a volte determinata da svariati fattori. Il gusto personale, l’età, il tempo a
disposizione, e, non ultimo, il talento che si può manifestare per l’una o l’altra
scuola.
Ma mentre gli stili esterni sono molto chiari e comprensibili, la scuola interna ha
caratteristiche meno ovvie, e i problemi e talora gli egoismi legati alla trasmissione
hanno fatto sì che a volte l’apparenza abbia sostituito la sostanza, e quelli che
dovevano essere gli elementi di base, siano stati così nascosti o dimenticati da
essere diventati “segreti”.
Per questo ho scritto il mio ultimo libro : “I Segreti delle Arti Marziali Interne”,
dove spiego in dettaglio quello che ho capito in tanti anni.

– cosa pensi possa dare la pratica degli stili interni a chi pratica karate o Jiujitsu brasiliano?

R. : Il primo obiettivo degli Stili Interni è costruire una nuova conoscenza e una nuova

gestione del proprio corpo.

Si usano biomeccaniche diverse, che di solito sono improntate a dei principi di economia

energetica, e che quindi diventano particolarmente preziose con l’avanzare dell’età,

quando la forza fisica diminuisce.

Sicuramente direi che, a prescindere dalle scelte individuali, una maggiore comprensione

del funzionamento e delle possibilità del corpo porta a risultati migliori e più

proiettati nel futuro.

– quali sono gli obbiettivi della tua scuola?

R. : Nella mia scuola cerco di trasmettere agli allievi i principi e le tecniche degli Stili Interni

usando una didattica particolare, elaborata da me negli ultimi venti anni, che utilizza i punti

sinergici dei vari stili per raggiungere una comprensione più completa, profonda e veloce.

Oggi la didattica è essenziale, perché nessuno pùò più dedicare 5-6 ore al giorno alla

pratica, come nei tempi antichi, ma dobbiamo cercare di arrivare almeno alla stessa

comprensione con 2-3 lezioni alla settimana. Naturalmente portate avanti per alcuni anni,

come un Corso di Laurea, o di Conservatorio. Si tratta pur sempre di Arti profonde e

complesse.

– hai un anedotto divertente riguardo ai tuoi anni di pratica?

R. : Ce ne sarebbero parecchi, ma la maggior parte non si può raccontare. Ma uno sì.

Eravamo a Pechino nel 2000 per conoscere alcuni famosi Maestri di Yi Quan.

Tramite alcuni amici venimmo portati allo Zoo di Pechino, dove uno di loro

faceva il guardiano, era il famoso Wang Hong Xian. Wang ci ricevette negli

spogliatoi sotterranei dei guardiani, e la persona che ci accompagnava ci

stupì subito perché lo salutò inginocchiandosi e baciandogli la mano.

Dopo cominciammo a parlare, e a un certo punto Wang disse che mi avrebbe

fatto sentire la forza della sua spinta : mi mise le mani sul petto ed emise

un falì, un’onda di forza.

Bene, entrando avevo visto gli armadietti metallici dello spogliatoio dietro di me, e

quando mi sentii sollevare da terra e cominciai a volare, mi ricordo che pensavo :

“ Speriamo che sull’armadietto non ci sia la chiave…speriamo che non ci sia la

chiave…speriamo che non ci sia la chiave…..

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I nostri soci: Luca Gravina, dalla Thai Boxe al BJJ

Luca parla poco, e combatte in silenzio, accettando sempre qualunque sfida o avversario.
Si è formato in una disciplina durissima come la Muay Thai, è interessante il suo passaggio all’arte della flessibilità, il jiujitsu, disciplina in cui ha portato la sua passione per l’essenzialità e l’efficacia delle tecniche.

– Ciao Luca, hai una storia “marziale” piuttosto particolare, ci puoi raccontare qualcosa di più?

Ho sempre amato lo sport, da ragazzno ho giocato a calcio e poi ho praticato dai 15 anni ai 18 anni il body building.
Ho iniziato la pratica delle arti marziali nel 2006 presso la Kombat gym di Fiume veneto a 18 anni.
La passione per le arti marziali e i combattimenti li ho sempre avuti da bambino ma allora c’erano poche palestre e non esisteva ancora nessun luogo in cui praticare la Muay Thai.

Sono stato affascinato come molti credo da questa disciplina come tanti avendo guardato da ragazzino alcuni film di Van Damme primo su tutti il famoso “KickBoxer”!

Ho continuato con la muay thai per circa 10 anni e ho disputato circa 30 combattimenti, gli ultimi in classe A (professionismo).
Nei periodi morti in cui non combattevo di muay thai praticavo il pugilato dove ho disputato circa 4 incontri tali da non perdere il ritmo delle gare e anche per perfezionare la mia tecnica di braccia.

Sotto la guida di Gianbattista ho conosciuto diversi atleti e campioni che passavano per la palestra ma la mia svolta è stata con l’arrivo del famoso combattente thailandese Kaopon Lek, pluricampione mondialeche non ha bisogno di presentazioni.
Purtroppo il bel periodo è finito con il trasferimento di Kaopon Lek a Milano.

Mi sono sentito innanzitutto tristeper aver perso un amico e un maestro, poi mi era venuta meno la voglia di combattere non avendo più in palestra nessuno che volesse continuare la pratcia della Thai boxe.

– Come sei arrivato al jiujitsu?

Finita la parentesi Kombat Gym mi sono allenato un po’ dove capitava per circa un anno, poi ho iniziato ad interessarmi alla lotta a terra di cui avevo visto qualcosa nei vari galà dove combattevo, in cui erano compresi alcuni incontri di grappling o mma .
Girovagando online trovavo molte recensioni sul jiujitsu brasiliano che spiegavano esser la base delle mma moderne così decisi di capire se nella zona ci fossero accademie che lo insegnassero.
Tramite il sito della ASD centro studi arti marziali venni a conoscenza dell’accademia del maestro Stoppa, che avevo conosciuto all’inizio della mia carriera presso la Kombat Gym.
Decisi così di chiamare il maestro per chiedere di poter prender parte ad una lezione.
Arrivato in palestra vidi che era in corso un seminario del maestro Jamelao, chiesi ad Andrea se potessi rimanere a guardare e i moduli d’iscrizione, e il giorno dopo mi presentai in palestra con moduli compilati, retta pagata e presi parte alla prima lezione di jiujitsu!

– Dopo anni di Muay Thai, una tra le discipline di combattimento più dure al mondo, cosa ti ha colpito del bjj?

La cosa che mi ha colpito del jiujitsu da subito (e per quello che vedevo online) era la sua capacità di rendere semplici le cose, il suo modo di trovare soluzioni che ti permettessero di sopraffare un avversario senza troppa fatica, insomma puntava all’efficacia più che a cercare mille “mosse”.
Mi innamorai subito della pratica e da allora ho continuato con la pratica diventando oggi cintura Viola sotto la guida di Andrea e tutta Tribe Jiujitsu.

– i tuoi obbiettivi per il futuro?

Proseguire nella pratica fino alla cintura nera, e oltre, insieme ai miei amici e compagni di corso.

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Allenamento al makiwara

Esistono diverse forme di maki wara ( letteralmente “paglia arrotolata”), questo usato da Sensei Andrea è uno dei modelli da lui auto costruito, adatto all’allenamento all’aperto.

Sensei Andrea usa il makiwara da più di venti anni, pertanto la forza dell’impatto e il modo di utilizzarlo sono diversi rispetto al modo di usarlo di un principiante.

Il makiwara non rinforza solo i polsi ma migliora anche la presa.

Il leggendario judoka Kimura ne incominciò la pratica perché aveva realizzato che rispetto ai judoka che usano principalmente quattro dita nel fare le prese sul gi, senza usare il pollice, i karateka chiudevano completamente il pugno nel colpire il makiwara, usando tutte e cinque le dita.